MicrofonoAperto | Intervista a Paolo Capodacqua

Raramente ho incontrato persone così umili, soprattutto nel campo della musica. Quando conobbi Paolo mi restò subito impresso il suo stile, il suo carattere, la sua gentilezza. Insieme a Claudio, alla chitarra, non riuscirei a vedere proprio nessuno. Ricordo ancora quando, durante una cena post-concerto, si alzò dal tavolo per venire a salutarmi e scusandosi di non avermi riconosciuto prima. Questo è il mondo della musica d’autore vera, queste sono le persone che mi riempie di gioia incontrare, ancora più del semplice assistere ai loro concerti.

Quest’intervista la registrai alla 4^ Rassegna della Storica e Nuova Canzone d’Autore, organizzata dalla bellissima associazione Aspettando Godot capitanata da una fantastica persona a cui devo tantissimo, Pino Calautti. Date un’occhiata al sito e agli eventi che porta avanti. Se amate la musica d’autore non potrete che restarne affascinati e, presto, arriverà una bella intervista proprio a Pinuzzo con una sorpresa finale e che ci spiegherà meglio cos’è questa “Lunga storia d’amore” di alcune persone verso un qualcosa di bellissimo: la vera musica.

Prima di lasciarvi all’intervista, vi consiglio di mettere un “Mi Piace” alla pagina Facebook ufficiale di MicrofonoAperto per venire avvisati in anteprima riguardo i prossimi articoli del sito.

MicrofonoAperto | Paolo, io inizierei parlando dello strumento che, ormai, ti identifica appieno: la chitarra. Come è nata questa passione e, ancora di più, la tua abilità nel fingerpicking?

Paolo Capodacqua | La passione per la chitarra è nata da piccolissimo, da bambino. Forse perchè questo è uno degli strumenti più accessibili, forse il “medium” più azzeccato per trasmettere emozioni attraverso la musica e per accompagnare il canto. Per quanto riguarda il fingerpicking, invece, mi sopravvaluti. Non sono un musicista caretterizzato dallo stile del fingerpicking. Ne cito altri, Stefano Rosso o Goran Kuzminac che sono straordinari. Proprio Stefanoera – è -, ancora, un grandissimo musicista da ricordare. Io utilizzo il fingerpicking in maniera molto blanda e personale: non è classico ma nello stesso tempo ha alcune tecniche della chitarra classica, non è uno stile prettamente folk ma ne ricalca alcuni aspetti. Direi, infondo, che il fingerpicking ci rientra nella misura in cui diventa funzionale per un dato brano da suonare.

MicrofonoAperto | Che però ha alcune somiglianze con quello di un tuo caro amico, Claudio Lolli…

Paolo Capodacqua | Claudio usa una tecnica molto particolare, quasi inimitabile. Per dirti, io ho avuto serie difficoltà (ride – nda) in brani come “Michel“. Lui è inimitabile perchè esce fuori dai canoni del fingerpicking classico e, nel caso di Michel, lo riadatta per suonare l’intera canzone con tre dita invece che quattro. Si, devo dire che quando l’ho suonata, ho avuto decisamente qualche difficoltà… Che poi dura anche più di 5 minuti!

MicrofonoAperto | Visto che siamo in tema: in più di un’occasione hai raccontato di come il tuo incontro con Claudio avvenne grazie all’album “Ho visto anche degli zingari felici” posto sul piatto del giradischi, per sbaglio, a 45° giri. Da che ambiente musicale provenivi e ti saresti mai aspettato di collaborare cosi a stretto contatto con lui?

Paolo Capodacqua | Il primo cantautore che ho iniziato ad ascoltare attentamente fu Edoardo Bennato con “I Buoni e i Cattivi.” Ero molto legato a quello stile di musica quello, cioè, dell’One Man Band, con armonica, kazoo, tamburello e chitarra a dodici corde che anch’io a quindici anni possedevo. Contemporaneamente ascoltavo anche molto Progressive italiano, inglese e americano: dal Banco del Mutuo Soccorso alla PFM di allora, fino a gruppi come i Genesis o i Led Zeppelin senza dimenticare, poi, quel capolavoro del disco omonimo dei Soft Machine, con Robert Wyatt che, secondo me, è un capolavoro assoluto della musica di tutti i tempi. Da questo insieme di canali musicali è venuto fuori l’incontro con la musica di Claudio che per me rappresentava un po’ l’unione tra la Canzone d’Autore e il Progressive, paragonando almeno i primi album ascoltati, tra i quali, come hai detto tu: “Ho visto anche degli zingari felici.”

MicrofonoAperto | Album che ammiri tantissimo…

Paolo Capodacqua | Album che per me è tutt’ora straordinario, al di fuori delle mode e delle etichette. Per prima cosa aveva questa impostazione da “suite”, cosa molto nuova per un cantautore. Aveva un linguaggio molto nuovo nel modo di scrivere e un linguaggio musicale parecchio originale. Vorrei dire proprio a questo proposito che sì, Claudio è stato molto apprezzato per i testi  ma, spesso, non si pone l’accento sulla qualità delle composizioni musicali e sulle combinazioni melodiche e armoniche che la sua musica esprime. Un mix unico in Italia dove, se pensiamo a tutti i cantautori “nostrani”, si è sempre instaurato una specie specie di debito con la Canzone d’Autore francese o americana. Claudio probabilmente è il creatore più originale. L’unico che ha creato uno stile suo senza rifarsi assolutamente a nessuno. Sfido chiunque a dire: “mi ricorda Brassens o mi ricorda Dylan.Claudio Lolli ricorda Claudio Lolli. Anche se, probabilmente, anche questa sua unicità ha contribuito a tenerlo fuori dai circuiti musicali più eclatanti e di vasto pubblico. Sai, l’orecchiabilità dei brani fa, molto spesso, da “accalappiapubblico” e, nel caso di Claudio…

MicrofonoAperto | Parlando di Claudio e della tua, ormai, eterna collaborazione con lui, vorrei citare un tuo brano che pubblicò nel suo disco “Viaggio in Italia”; parlo di “Non conosco sorrisi”. Se non sbaglio, nel retro della copertina, c’è una dedica rivolta a Domenico Silone, fratello del più noto Ignazio (pseudonimo di Secondo Tranquilli). Posso chiederti il motivo che ti ha portato a scrivere questo brano a lui dedicato?

Paolo Capodacqua | Allora, io lessi un libricino, veramente -ino -ino -ino, che si chiamava “La casa dell’Apocalisse” di Panfilo Giorgi, uno studioso di storia abruzzese. Qui si raccontavano un po’ le vicende di Casa Silone” o meglio, di “Casa Tranquilli” perchè sappiamo che Ignazio Silone è uno pseudonimo. Le vicende di questa famiglia sono state rese note durante gli ultimi anni e si è parlato molto del rapporto tra il fascismo, Silone e suo fratello, Romolo Tranquilli. Ma, a parte questo, pochi invece sanno che Secondo Tranquilli, aveva un altro fratello che si chiamava, appunto, Domenico. Intorno a lui gira il testo della canzone. Purtroppo aveva qualche problema fisico, una specie di malformazione, ed è per questo che era preso in giro dai ragazzotti del paese. 1915,  Terremoto della Marsica. La casa di Silone viene abbattuta e tra le macerie vengono trovate i carteggi di questo Domenico e, su uno di essi, un foglio strappato, si leggevano solo i primi versi, c’era impressa una poesia che iniziava proprio con: “Non conosco sorrisi,/nemmeno mamma mi ha mai donato un sorriso/per paura che io le dessi una stilla di pianto“. Questo incipit mi ha semplicemente ispirato per scrivere questa canzone che, in sostanza, è la storia di questo ragazzo. 

MicrofonoAperto | Parlando della tua produzione e facendo un salto indietro nel tempo ti dico: “Memorabilia” 1987. Cosa ti viene in mente?

Paolo Capodacqua | Quello era un album, una summa di canzoni scritte nell’adolescenza a 16 anni… (si corregge e ride – nda) Magari! Avevo 26 anni e avevo quest’esigenza di raccogliere alcuni dei miei scritti. All’epoca non era molto facile produrre dei lavori musicali ma tant’è che avevo un po’ l’esigenza di mettere nero su bianco e di registrare quei brani scritti nell’adolescenza. Era un periodo in cui provavo in qualche modo a propormi come autore di canzoni poi, crescendo,  ho cominciato a scrivere canzoni per bambini, evidentemente era più nelle mie corde (ride – nda)

MicrofonoAperto | Posso chiederti il motivo?

Paolo Capodacqua | Diciamo che non riesco a riconoscermi l’originalità e, inoltre, non riesco a guardarmi sotto la triplice veste di musicista, autore e critico, per cui se penso a quel periodo e alle cose che scrivevo direi che non sono soddisfatto di quello che facevo. Non sono soddisfatto dello stile. Non ritengo di avere uno stile cosi originale da proporlo agli altri e di conseguenza, ho smesso di propormi agli altri come cantautore.

MicrofonoAperto | E così conoscesti un altro tipo di pubblico…

Paolo Capodacqua | Ho cominciato a lavorare scrivendo e cantando per i bambini e questa è una cosa che mi da molta soddisfazione e che faccio da vent’anni. E nonostante possa sembrare che scrivere dei testi per un pubblico giovane sia una cosa da “serie B”, posso dire che non lo è affatto. Forse è addirittura più complicato, più difficile…

MicrofonoAperto | Domanda ordinaria, cos’è la canzone d’autore oggi?

Paolo Capodacqua | Andando spesso in giro con Claudio incontro spesso giovani cantautori che stanno ai margini della scena musicale e che sono degni assolutamente di nota. E’ difficile riuscire a dire qualcosa dopo i grandi, dopo De Andrè, Lolli, De Gregori e infatti io mi sono arreso e sto qua nel mio angolino (ride – nda). Però trovo molto interessanti alcuni cantautori come Daniele Silvestri, Samuele Bersani, -che metterei assolutamente al primo posto tra le nuove leve, anche se ormai non più giovanissimo.- Ho anche assistito ad un suo concerto, autore straordinario. L’unico che, secondo me, ha preso qualcosa dalla lezione di Claudio, dal punto di vista della scrittura in alcuni pezzi e, in altri, dal punto di vista degli ardimenti armonici e melodici.

MicrofonoAperto | Questa te la faccio perchè voglio concludere con una battuta che, forse, non tutti capiranno. In tanti attribuiscono un velo di profonda tristezza alla canzone d’autore; questo può pregiudicare, in qualche modo, l’approccio di “nuove leve” alla musica dei cantautori?

Paolo Capodacqua | Da una parte può essere un paletto, una barriera, dall’altra un rifugio per tanti giovani che rifuggono la superficialità e cercano un mondo poetico decisamente più profondo del surfing che fanno i giovani delle “canzoni d’amore“. E poi, parafrasando qualcuno, in fondo c’è poco da stare allegri…

MicrofonoAperto | Ed ecco che smonto la presunta “tristezza”. E’ stato difficile diplomarti al Conservatorio di Sulmona in Chitarra Classica?

Paolo Capodacqua | Difficilissimo, soprattutto la tesi sulle canzoni di Claudio Lolli! (ride – nda)

MicrofonoAperto | Ludovico Piggioli

Precedente MicrofonoAperto | Intervista ad Alberto Fortis Successivo MicrofonoAperto | Intervista a Bruno Galvani di ANMIL